La storia recente del Milan assomiglia a una lunga e complessa transizione sportiva, caratterizzata da picchi d’orgoglio e brusche frenate che hanno ridisegnato i confini storici del club. Lontano dai fasti dell’epoca d’oro, in cui la squadra dominava stabilmente i palcoscenici continentali, il Diavolo ha vissuto un lento ma inesorabile declino identitario in ambito internazionale. Sebbene il trionfo in campionato nel 2022 con l’impresa della banda di Stefano Pioli avesse illuso l’ambiente circa un ritorno immediato nel grande calcio, le stagioni successive hanno evidenziato una netta carenza di continuità al vertice. Oggi i rossoneri attraversano una fase storica complicata dove l’assenza prolungata dai grandi palcoscenici internazionali ha cominciato a stancare i tifosi, tuttora in perenne protesta con la proprietà.
In tutto ciò, il clamoroso fallimento della passata stagione con il mancato approdo in Champions League non ha fatto altro che peggiorare le cose e creare ulteriori malumori nell’ambiente, che hanno portato alla scelta drastica di una rivoluzione con tanti addii in società. I rossoneri dovranno ora tirarsi su le maniche in questo ennesimo “anno zero”, ma non possono permettersi di snobbare gli impegni internazionali. Anche se secondo i media e stando alle quote sull’Europa League il Milan non parte tra le favorite per questa edizione della seconda coppa continentale, i ragazzi di Amorim saranno chiamati a onorare fino in fondo il torneo. Il rischio è quello di perdere terreno in campionato, ma arrivati a questo punto il Diavolo non può ragionare di sacrifici nelle competizioni.
Le ragioni del declino internazionale
Le cause di questa regressione nell’immaginario collettivo globale sono collegate a una serie di scelte gestionali e a passaggi di proprietà che hanno privilegiato la sostenibilità del bilancio rispetto ai grandi investimenti tecnici sul campo. Alcune cessioni pesanti come quelle di Sandro Tonali al Newcastle e di Tijjani Reijnders al Manchester City, lascia ben intendere come la priorità del club sia stata quella di generare profitti per finanziare il mercato e le altre operazioni. La prolungata assenza dalle fasi calde della massima competizione europea ha affievolito il prestigio del brand, riducendo di conseguenza i ricavi commerciali e il potere d’attrazione commerciale nei confronti dei top player mondiali.
A ciò si aggiunge la poca pazienza del club nel portare avanti i propri progetti tecnici, e la tendenza a cambiare subito quando non si vedono risultati immediati. È successo così sia con Paulo Fonseca che con Sergio Conceicao, i due tecnici portoghesi ai quali si è scelto di non dare fiducia dopo una stagione non eccelsa. Impossibile non considerare inoltre la nuova concorrenza in Serie A con club come Atalanta e Como che sono ormai tra le big del campionato italiano e che vanno a insidiare le altre grandi nella lotta per i primi quattro posti. La Dea due anni fa e i lariani l’anno scorso hanno infatti centrato l’ingresso in Champions anche a scapito del Milan.
L’Europa League per riscattarsi
Nonostante l’amarezza per il mancato approdo in Champions, la partecipazione alla UEFA Europa League non deve essere interpretata esclusivamente come una cosa negativa o un ripiego. Al contrario, la seconda competizione continentale per club offre al Milan l’opportunità reale di avviare un circolo virtuoso. Il torneo è stato infatti per diversi club una rampa di lancio, come ad esempio per il Siviglia. Trionfare in un torneo così competitivo e logorante permetterebbe al sodalizio di arricchire la propria bacheca con un trofeo storico mai conquistato prima. Inoltre, un percorso vincente fino alla finale garantirebbe l’accesso immediato alla successiva Champions League dalla porta principale, ripristinando in parte l’autostima perduta a livello di club.
Sotto il profilo economico, i proventi derivanti dai passaggi del turno e dai diritti televisivi dell’Europa League rappresenterebbero una boccata d’ossigeno fondamentale per finanziare le future sessioni di calciomercato. Da non sottovalutare inoltre anche il bisogno di tornare vincenti in Europa e di ritrovare la mentalità europea, magari proprio attraverso una cavalcata trionfale in questa coppa, Ciò può ridare gradualmente al club quell’appeal internazionale andato smarrito negli ultimi anni. Per Ruben Amorim e i suoi ragazzi, l’Europa non è un peso, bensì l’unica strada percorribile per la rinascita.